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Parte I

Il sentiero silenzioso

Era una sera diversa dalle altre.

Zampy se ne accorse ancora prima di entrare nel Bosco Incantato.

Non avrebbe saputo dire esattamente cosa fosse cambiato. Il sentiero era sempre lì, stretto tra le grandi radici degli alberi. Le felci ondeggiavano piano ai suoi lati e, molto più in alto, la luna faceva capolino tra le nuvole.

Eppure…

Zampy si fermò.

C’era qualcosa di strano.

Alzò le orecchie e ascoltò.

Niente.

Nessun fruscio tra i cespugli.

Nessun richiamo tra i rami.

Nessun battito d’ali.

Persino le foglie sembravano essersi messe d’accordo per non fare rumore.

«Che strano…» sussurrò.

Fece un passo.

Crac!

Zampy saltò indietro e si strinse nella mantellina.

Rimase immobile.

Poi abbassò lentamente lo sguardo.

Sotto la sua zampetta c’era un rametto spezzato.

«Ah.»

Si guardò intorno, sperando che nessuno lo avesse visto.

«Era solo un rametto.»

Lo disse a voce alta.

In fondo, pensò, certe cose diventano un po’ meno paurose quando si dà loro un nome.

Rametto.

Ecco.

Niente di terribile.

Riprese a camminare.

Proprio in quel momento una nuvola coprì la luna.

Il sentiero scomparve quasi completamente nel buio.

Zampy si fermò di nuovo.

Conosceva bene quella parte del bosco. L’aveva attraversata centinaia di volte. Di giorno avrebbe saputo indicare ogni curva, ogni pietra e persino la vecchia quercia con il tronco spaccato.

Ma al buio…

Al buio le cose cambiavano.

Un cespuglio davanti a lui sembrava improvvisamente un animale accucciato.

Zampy strinse gli occhi.

«Sei un cespuglio.»

Il cespuglio non rispose.

«Molto bene.»

Proseguì.

Un ramo storto comparve alla sua destra.

Sembrava un lungo artiglio.

«E tu sei un ramo.»

Ancora silenzio.

«Perfetto. Continuiamo così.»

Qualche passo più avanti vide una grossa radice emergere dal terreno.

Zampy si bloccò.

Quella…

quella sembrava proprio una mano.

Una mano enorme che usciva dalla terra.

Il topolino fece un passo indietro.

Poi inclinò la testa da una parte.

La inclinò dall’altra.

«Una mano molto… legnosa.»

Per un istante gli venne da ridere.

Ma la risata gli rimase in gola.

Alle sue spalle aveva sentito qualcosa.

Un rumore leggerissimo.

Si voltò di scatto.

Niente.

Solo buio.

«Forse è meglio tornare a casa.»

Questa volta lo disse sottovoce.

Non c’era niente di male nel tornare indietro.

Avrebbe potuto ripercorrere il sentiero, chiudere la porta della sua casetta e aspettare il mattino.

Con il sole, il bosco sarebbe tornato il solito bosco.

Stava quasi per farlo quando, davanti a lui, si accese una piccolissima luce dorata.

Una scintilla nel buio.

Poi un’altra.

La luce cominciò a muoversi e venne verso di lui.

«Zampy?»

Il topolino sorrise.

«Luce!»

La piccola lucciola gli svolazzò intorno e si fermò proprio davanti al suo musetto.

«Che cosa fai qui tutto solo?»

Zampy si sistemò la mantellina.

«Io? Passeggio.»

Luce guardò il sentiero alle sue spalle.

Poi guardò Zampy.

«Passeggi… fermo?»

«Stavo osservando.»

«Ah.»

«Molto attentamente.»

Luce sorrise.

«Allora posso osservare con te.»

Zampy non rispose subito.

Poi annuì.

«Magari tu osserva un po’ davanti.»

La lucciola rise e volò oltre la sua testa.

La sua luce illuminò il sentiero.

Non tutto, però.

Soltanto un piccolo cerchio dorato intorno a loro.

Più avanti continuava a esserci buio.

«Non riesco ancora a vedere dove finisce», disse Zampy.

«Nemmeno io.»

Zampy la fissò.

«Ma tu fai luce!»

«Sì.»

Luce fece una piccola piroetta.

«Ma sono una lucciola, mica la luna!»

Questa volta Zampy rise davvero.

E nel silenzio del bosco quella piccola risata sembrò enorme.

Luce si portò qualche passo più avanti.

«Vieni.»

«Ma non vediamo cosa c’è laggiù.»

«No.»

«E allora come facciamo?»

Luce illuminò una pietra davanti alle zampe di Zampy.

«Vediamo questa?»

«Sì.»

«Allora per adesso arriviamo fin qui.»

Zampy raggiunse la pietra.

Luce volò un po’ più avanti e illuminò una radice.

«E adesso?»

«Vedo la radice.»

«Allora arriviamo alla radice.»

Zampy cominciò a capire.

Non avevano bisogno di illuminare tutto il bosco.

Per andare avanti bastava vedere il prossimo passo.

Così continuarono.

Un passo alla volta.

E, man mano che la luce di Luce raggiungeva le cose che prima erano nascoste, il bosco cambiava di nuovo.

L’animale accucciato tornò a essere un cespuglio.

L’artiglio diventò un ramo.

La grande mano che usciva dalla terra…

«Radice», disse Zampy soddisfatto.

«Avevi qualche dubbio?»

«Io? Nessuno.»

Luce lo guardò.

«Quasi nessuno.»

Camminarono ancora.

Poi Luce si fermò all’improvviso.

Zampy quasi le finì addosso.

«Che succede?»

La lucciola non rispose.

Davanti a loro, attraversato dalla sua luce dorata, c’era qualcosa.

Un filo.

Sottilissimo.

Teso da un ramo all’altro.

Zampy lo sfiorò con una zampetta.

«Cos’è?»

«Non lo so.»

Luce volò più in alto.

«Aspetta…»

La sua luce raggiunse un secondo filo.

Poi un terzo.

Un altro ancora.

Zampy alzò la testa.

Tra i rami ce n’erano molti.

Alcuni erano così sottili che scomparivano appena uscivano dalla luce. Altri scendevano verso i cespugli e proseguivano nel buio.

«C’erano ieri?» domandò Zampy.

Luce rimase immobile.

«Non credo.»

Continuarono più lentamente.

Più avanzavano, più fili comparivano.

Uno.

Tre.

Dieci.

Era impossibile contarli.

Alcuni brillavano per un istante quando la luce della lucciola li sfiorava e subito dopo tornavano invisibili.

Zampy non scherzava più.

«Chi li ha messi?»

Luce scosse la testa.

«Non lo so.»

«Forse il vento.»

«Il vento non annoda fili tra gli alberi.»

Zampy avrebbe preferito che Luce non glielo facesse notare.

Poi qualcosa gli sfiorò la spalla.

Il topolino fece un balzo.

«AH!»

Luce si illuminò più forte.

Un filo sottilissimo si era posato sulla mantellina di Zampy.

«È solo uno dei fili», disse Luce.

Zampy lo staccò delicatamente.

«Lo sapevo.»

«Certo.»

«Quasi.»

Si guardarono e sorrisero.

Ma il sorriso di Luce durò poco.

La lucciola si era voltata verso il sentiero.

«Zampy…»

«Cosa?»

«Guarda.»

Luce salì lentamente.

Più in alto.

Sempre più in alto.

E la sua luce dorata cominciò a mostrare ciò che il buio aveva nascosto.

I fili non erano soltanto intorno a loro.

Proseguivano nel bosco.

Tra un albero e l’altro.

Tra i rami.

Sopra il sentiero.

Sempre più numerosi.

Sempre più fitti.

Come se qualcuno avesse lavorato nel silenzio mentre tutti dormivano.

Zampy sentì tornare quella strana sensazione nella pancia.

Guardò il punto in cui il sentiero spariva nell’oscurità.

Quella sera aveva imparato che il buio poteva trasformare un cespuglio in un animale e una radice in una mano.

Forse anche quei fili, una volta scoperto cosa fossero, non avrebbero fatto più paura.

Forse.

Poi, molto lontano, qualcosa fece muovere un ramo.

Zampy e Luce si voltarono insieme.

Il ramo oscillò una volta.

Poi tornò immobile.

«Hai visto?» sussurrò Zampy.

Luce annuì.

Questa volta nessuno dei due disse che era stato il vento.

Perché, da qualche parte oltre la loro piccola luce dorata, qualcosa si era mosso nel Bosco Incantato.

E la mattina seguente Zampy sarebbe tornato per scoprire che cosa stava succedendo.

Continua… Parte II — I fili nella notte