La mattina seguente il Bosco Incantato sembrava aver dimenticato la notte precedente. Il sole filtrava tra le foglie, gli uccellini cantavano e tutto sembrava normale.
Tranne quei fili, sottili e brillanti, ancora tesi tra gli alberi.
Zampy li osservava in silenzio, provava a seguirli con lo sguardo e non trovava mai la fine.
Pip lo raggiunse di corsa, eccitato.
«Secondo me stanno costruendo qualcosa, forse una trappola, forse una rete enorme…»
Alzò la testa e mormorò:
«O forse vogliono catturare la luna.»
Zampy rise.
Pip seguì uno dei fili con gli occhi.
«Secondo me da lassù si vede dove finiscono.»
Prima che Zampy potesse fermarlo, era già salito sul tronco inclinato di una vecchia quercia.
Un passo ancora.
Un ramo scricchiolò sopra di lui.
Pip si immobilizzò.
Alzò gli occhi.
«Zampy…? Credo ci sia qualcosa sopra di me.»
Zampy guardò, ma le foglie erano troppo fitte.
Un altro scricchiolio.
Pip sussurrò:
«Non riesco più a scendere.»
Zampy sospirò.
«Sai una cosa? Comincia a diventare un’abitudine. Le altezze continuano a non piacermi, ma lasciarti lassù mi piace ancora meno.»
Salì piano, senza guardare in basso.
Ogni passo era piccolo, ma deciso.
Raggiunse Pip, gli tese la zampa.
Scesero insieme.
Risero seduti sull’erba.
Sembrava tutto tornato normale.
Poi, all’improvviso, silenzio.
Un fruscio.
Davanti a loro un grande tronco cavo.
Nel buio più profondo comparvero due minuscoli bagliori rossi.
Immobili.
Un istante, poi il buio.
Zampy e Pip rimasero fermi, il cuore accelerato.
Qualunque creatura avesse costruito quei fili, era ancora lì.