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Parte III

Due bagliori nel bosco

La mattina seguente Zampy non riusciva a smettere di pensare a quei due punti rossi nel tronco.

Aveva provato a convincersi che si trattasse di un riflesso, di due bacche, forse due lucciole strane.

Ma in fondo al cuore sapeva che non era così.

Così andò a cercare Rea.

La volpe lo ascoltò senza interromperlo nemmeno una volta.

Quando Zampy finì il racconto, Rea rimase in silenzio per un momento.

Poi disse:

«Se continuiamo a guardare sempre lo stesso tronco, non capiremo mai chi ha costruito tutti quei fili.»

Zampy inclinò la testa.

«E allora?»

«Seguiamoli», disse Rea.

Poco dopo erano già nel bosco.

I fili comparivano ovunque.

Tra un ramo e l’altro, sopra le loro teste, perfino vicino al terreno.

Più si inoltravano, più il silenzio cresceva.

A un certo punto Zampy si fermò.

Davanti a lui una foglia rimaneva sospesa nel vuoto, immobile.

«Com’è possibile?» domandò.

Rea indicò un filo sottilissimo quasi impossibile da vedere.

«Guarda quanto è sottile», disse.

Più avanti trovarono una ragnatela rotonda perfetta come disegnata con il compasso.

Ogni filo aveva una goccia di rugiada che brillava come una stellina.

Zampy rimase a bocca aperta.

«È bellissima.»

Rea annuì.

«Chiunque l’abbia costruita ha avuto tanta pazienza.»

Quelle parole rimasero nella testa di Zampy.

Forse aveva immaginato qualcosa di spaventoso, ma davanti a loro c’era soltanto una straordinaria opera di precisione.

Poi sentirono un suono.

Non era un fruscio, né un canto.

Era un tintinnio leggerissimo.

Alzando lo sguardo, videro lunghi fili intrecciati tra due rami e piccole gocce di rugiada vibrare al vento.

Sembravano piccole campane a vento di seta.

Nessuno dei due parlò.

Rimasero fermi ad ascoltare.

Il bosco stava suonando da solo.

Ripresero il cammino, ma dopo un po’ le ombre cominciarono ad allungarsi.

Rea guardò il cielo.

«Forse è meglio tornare.»

Zampy era d’accordo.

Iniziarono il ritorno.

Tutto sembrava tranquillo.

Il tintinnio era ormai lontano.

Poi, all’improvviso:

CRACK.

Un ramo si spezzò.

I due si immobilizzarono.

Silenzio.

Davanti a loro un tronco cavo, completamente buio.

Poi, due minuscoli punti rossi comparvero nel nero, immobili.

Li fissavano.

Il cuore di Zampy batteva così forte da fargli tremare la mantellina.

Rea irrigidì la coda.

Nessuno parlava.

Poi i punti sparirono.

Un fruscio, qualcosa corse tra le foglie.

Rea fece un passo indietro.

«Forse è meglio andare», sussurrò senza staccare gli occhi dal tronco.

Zampy non se lo fece ripetere.

Non corsero, ma camminavano sempre più veloce, guardandosi alle spalle.

Quando raggiunsero il sentiero principale, si fermarono e respirarono.

«Domani torneremo», disse Zampy dopo un po’.

Rea lo guardò.

«Da soli?»

Zampy scosse la testa.

«No, credo che questa volta ci serviranno anche gli occhi di Nina.»

I due ripresero il cammino verso casa.

Dietro di loro, molto lontano…

Qualcosa sembrò muoversi tra i fili del bosco.

Continua… Parte IV — La grande tela